Area tematica 2015 - Euromineralexpo Torino

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Edizione 2015

DON BROCARDO E IL MUSEO DON BOSCO

Mina 2015 è dedicata alla memoria di Giuseppe Brocardo (1916-2002), nota figura di sacerdote, docente e naturalista torinese. Si laureò in scienze naturali presso l’Università di Torino nel 1942 e venne nominato sacerdote nel 1945. Per più di cinquant’anni fu professore di scienze naturali al Liceo Valsalice di Torino e, per molti decenni, direttore del Museo di Storia Naturale “Don Bosco” (fondato nel 1879 dall’omonimo Santo e annesso all’Istituto), al quale diede un notevole contributo, soprattutto nell’arricchimento delle collezioni mineralogiche. Don Brocardo fu anche un entusiasta fondatore ed animatore di circoli naturalistici giovanili, in particolare del Gruppo Mineralogico Valsalice e dell’Associazione di volontariato culturale “Amici del Museo di Storia Naturale Don Bosco”.

Il Museo di Storia Naturale “don Bosco”, presso il Liceo Salesiano Valsalice, vanta collezioni scientifiche ricche e ben documentate, costruite e mantenute nel tempo grazie alla passione e alla competenza dei vari conservatori che negli anni si sono occupati di farlo crescere.
Inaugurato da San Giovanni Bosco il 5 luglio 1879 con una prima collezione ornitologica di circa seicento esemplari acquistata da don Bosco a scopo didattico per il Collegio Valsalice, il Museo Naturalistico si arricchì sempre più nei decenni successivi dal 1890 al 1930. Al primo nucleo ornitologico, ancor oggi uno dei più importanti del Museo, per volere dello stesso don Bosco venne aggiunta una raccolta di strumenti scientifici ad uso didattico (tuttora esistenti ed esposti ai visitatori nell’attuale allestimento del Museo) per attrezzare i laboratori di fisica e di chimica.
Successivamente, nel 1889 entrò nelle collezioni del Museo un erbario di milleduecento specie e, nello stesso anno, don Antonio Maria Zaccaria, parroco di Sondalo in Valtellina (Sondrio) donò una pregiata raccolta di minerali e rocce. Nel 1896 giunse la collezione di coleotteri del Brasile di don Nicola Badariotti e l’anno seguente venne acquistata a Salassa (Torino) la raccolta di lepidotteri del cavalier Giacinto Gianelli, una delle più importanti d’Italia.
Nella seconda metà del ‘900 giunsero al Museo anche centinaia di campioni malacologici offerti dal prof. Carlo Carignano ed una collezione di mammiferi donata dall’ing. Antonio de Bono e vennero realizzati notevoli incrementi alle collezioni zoologiche ad opera di don Ferruccio Bertagnolli, don Vincenzo Rasetto e don Luigi Zuppini, con reperti provenienti dal Perù, dall’Australia e dal Madagascar, cui si aggiunsero quelli alle collezioni mineralogiche e petrografiche, grazie all’opera dei confratelli don Eutisio Porrino e don Enrico Pederzani.
Dal 1967 (anno in cui l’allora direttore dell’Istituto Valsalice di Torino don Ludovico Zanella affidò a don Giuseppe Brocardo il compito di riallestire per il Museo, fino al gennaio 2000), l’ attività conservatoriale di don Brocardo fu sempre tesa a organizzare, classificare e valorizzare le collezioni, soprattutto quella mineralogica. Ciò fu reso possibile intessendo una fitta rete di contatti, di scambi e di acquisti con le più importanti istituzioni museali mondiali e con numerosissimi collezionisti e commercianti di minerali, nonché con le missioni salesiane sparse per il mondo, che don Brocardo ebbe modo di aiutare ripetutamente in cambio di reperti etnici e naturalistici.
Successivamente alla morte di don Brocardo, l’incarico di conservatore è passato prima a don Ezio Fonio e, attualmente, a don Francesco Maj, già insegnante di fisica presso l’istituto Valsalice, nonchè conservatore di tutte le apparecchiature scientifico-didattiche.

Il Museo di Storia Naturale “don Bosco” sarà presente a EUROMINERALEXPO 2015 con un’ampia selezione di reperti provenienti dalle collezioni mineralogiche, paleontologiche, malacologiche e di strumentazione tecnica e scientifica, in una esposizione veramente molto ricca che vuole essere anche un invito a conoscere meglio e a visitare questa realtà così importante per la città di Torino e non solo.

Museo di Storia Naturale “don Bosco”
Viale Thovez 37, 10131 Torino – Tel. 011. 6601066


BOLCA E I SUOI FOSSILI

Per la prima volta ad Euromineralexpo la famiglia Cerato, proprietaria della cava e del Museo di Bolca, esporrà una rassegna dei migliori reperti fossili presenti nella sua ricca collezione.
La bellezza e l'importanza di questi campioni è riconosciuta a livello mondiale per la varietà, la rarità e la perfetta conservazione degli esemplari.
L' impegno della famiglia Cerato e in particolare di Massimo Cerato è quello di esibire ad una platea più vasta possibile, meraviglie del mondo fossile italiano, conosciuto ai professionisti del settore ma non altrettanto ai visitatori. il nostro impegno, come sempre, nel coniugare cultura e spettacolo nel campo mineralogico-paleontologico, sarà di allestire una degna presentazione per questo evento paleontologico importantissimo.
A coronamento della tematica, sarà attrezzata un'area dove Massimo Cerato porterà piccole lastre di pietra della Pesciara e i bambini che si vorranno cimentare in questa affascinante ricerca con un martelletto potranno cercare piccoli resti fossili della laguna pietrificata di Bolca risalenti a 50 milioni di anni fa e provare l'emozione di diventare per un giorno piccoli paleontologi...

I FOSSILI DELLE ARGILLE ASTIGIANE

Anche quest’anno l’Ente Aree Protette Astigiane in occasione della 44° edizione della mostra mercato Euromineralexpo, continua con l’esposizione di alcune recenti acquisizioni del Museo Paleontologico dell’Astigiano. Queste sono costituite da esemplari di molluschi fossili molto particolari e porzioni di tronchi fossili mineralizzati, tutti provenienti da giacimenti affioranti lungo il corso del Fiume Tanaro, in prossimità della città di Asti.
Una carrellata dei più importanti e rari fossili di questi sedimenti astigiani provenienti dalle argille plioceniche risalenti a 5 milioni di anni fa circa comprende
i coralli piritizzati, i bizzarri molluschi gasteropodi del genere Xenophora con specie rarissime e dalla conservazione eccezionale, caratteristici per agglomerare sul bordo del guscio altre conchiglie e il più grande gasteropode fossile del Pliocene italiano la Charonia lampas.
Novità interessante sono alcuni esemplari di Vermetidi, cioè gasteropodi con la conchiglia tubolare a crescita irregolare che in questo caso hanno raggiunto dimensioni ragguardevoli e non comuni, inoltre queste strutture rigide, sul fondo dell’antico mare, formavano una base d’ancoraggio per diversi organismi, infatti nei campioni esposti si possono osservare dei Balanidi (Artropodi Cirripedi) che si sono attaccati ai Vermetidi e caso del tutto eccezionale un Echinoide (riccio di mare irregolare), che conserva ancora il guscio, ha trovato la sua tana proprio in mezzo a queste conchiglie.
Eccezionali sono le tre specie diverse di ossi di seppia con conservazione ottimale, in parte piritizzati. Questi fossili sono vere e proprie rarità sia per la casualità dei ritrovamenti, sia per la difficoltà della conservazione della struttura dell’osso di seppia.
Le seppie sono cefalopodi, classe che comprende anche i polpi, i calamari, i nautili e gruppi ormai estinti come le ammoniti e le belemniti. Le seppie hanno una particolare conchiglia interna, il cosiddetto “osso di seppia”, che si presenta porosa e leggera, concamerata in setti molto fitti. Questa particolare struttura ha un significato funzionale preciso, permette al gas azotato ivi contenuto di passare tranquillamente attraverso le porosità favorendo il galleggiamento dell’animale, tramite opportune regolazioni di pressione.
Si può facilmente comprendere la difficoltà della fossilizzazione di strutture così delicate e fragili come gli ossi di seppia. Infatti, per conservarsi questi resti dovevano trovarsi in condizioni particolari, cioè in ambienti sedimentari profondi, molto tranquilli, con bassa ossigenazione del fondo e con tassi di sedimentazione abbastanza alti, in modo da essere sepolti velocemente da depositi che li isolassero dalle acque permeanti. Queste condizioni sono proprio quelle testimoniate dalle argille del Fiume Tanaro.
Infine, una sezione è dedicata ai ritrovamenti di legni fossili che con varie tipologie e conservazione rendono questi reperti tipici di questa località. Tra questi, oltre a porzioni di tronchi più o meno “lavorati” dall’azione protratta nel tempo delle acque del fiume che ne ha modellato le forme, spicca un campione conservato per silicizzazione con formazioni di calcedonio azzurro.
Questo a conferma che questo tratto del fiume si rivela sempre più un importante giacimento fossilifero

MINERALI DELLE ALPI E PREALPI LOMBARDE

Le Alpi italiane hanno regalato tesori di inestimabile bellezza a importanti collezioni pubbliche e private, oltre ad offrire alla mineralogia un gran numero di specie tuttora esclusive del territorio e di grande interesse scientifico.
Euromineralexpo continua la panoramica sulla mineralogia alpina iniziata nel 2014 illustrando alcune peculiarità di Piemonte e valla d’Aosta.
Il 2015 sarà quindi dedicato ai tesori mineralogici delle Alpi lombarde, spaziando dalla Valmalenco, famosa per i demantoidi, per arrivare alle miniere della Val Brembana, fino alla Val Camonica con l’Adamello in grande risalto… e molto altro ancora.
Non mancate quindi di visitare il 44° Euromineralexpo dal 2 al 4 ottobre per ammirare questa mostra tematica.

Valmalenco e Alta Valtellina nelle collezioni dei cercatori locali
La Valmalenco ha una storia mineralogica che trova le sue radici nella grande varietà di rocce presenti sul territorio, e nell’attività mineraria, legata soprattutto al Serpentino, da cui un tempo si estraeva l’amianto. In queste rocce si è rinvenuto il demantoide, una varietà di andradite dallo splendido colore verde; è forse il minerale più noto della valle. Pietra di colore e luce straordinari, di grande valore molto apprezzata anche a livello gemmologo e orafo, ha dato campioni di grande pregio dal punto di vista mineralogico che, per qualità dei cristalli e associazione mineralogica, sono tuttora un unicum a livello mondiale. Associata al demantoide si trova la magnetite, in splendidi cristalli neri lucenti su serpentino con amianto.
Nelle serpentiniti della valle, in diverse località si rinvengono anche artinite, perovskite, andradite nera (var. melanite), diopside, titanite, calcite, magnesite, ilmenite e xonotlite, oltre a specie più rare quali per esempio lindsleyite, mckelveyite-(Y), redledgeite e siegenite.
Il quarzo è presente al Dosso dei Cristalli (Lanzada) in campioni unici al mondo per l’eleganza delle forme e per l’associazione con magnesite; grandi cristalli limpidi, spesso su estese druse cristallizzate su cui, raramente, si trovano anche splendidi geminati secondo la legge “del Giappone”.
Dalle rocce della Val di Scerscen provengono invece interessanti minerali di manganese quali rodocrosite, rodonite, spessartina, piemontite e con minor frequenza tiragalloite e altre specie rare. Alcuni di questi campioni mineralogici sono stati recentemente oggetto di lavorazione per ricavarne cabochon dai bellissimi colori.
Questi sono solo alcuni esempi della mineralogia “Malenca”; ma in Valmalenco si è trovato tutto? Certamente no! Il costante ritiro dei ghiacciai lascia oggi scoperte zone inesplorate in passato e potenzialmente oggetto di nuovi ritrovamenti. Altro fattore determinante per nuovi ritrovamenti è la ricerca sul campo. La presenza sul territorio del’ IVM (Istituto Valtellinese di Mineralogia) è fondamentale in questo senso. I soci sono molto attivi e contribuiscono tuttora ad arricchire la conoscenza mineralogica della Valmalenco, estendendo ricerca e documentazione a tutta la Valtellina e al resto della provincia di Sondrio.
Tra i ritrovamenti più recenti, uno merita una segnalazione particolare: l’apofillite della Val Sissone. Tre anni fa, Ivano Fojanini e il figlio Samuele si sono imbattuti in un ritrovamento eccezionale non solo per la Valmalenco, ma per tutto l’Arco Alpino, con apofillite in cristalli rosa grandi fino a 8 cm…!!!
Uscendo dalla Valmalenco, anche l’Alta Valtellina ha le sue peculiarità mineralogiche. Le pegmatiti della Val Dombastone con berillo, granati e tormalina in grandi cristalli, il quarzo della piatta grande, a volte in splendidi cristalli a scettro con calcite e aragonite, l’arsenico nativo e la kermesite dell’Alpe Stabiello (Sondalo) e la calcite, presente in più punti del territorio in cristalli molto variabili per forma e colore. Di particolare importanza sono poi gli splendidi cristalli di gismondina, un minerale del gruppo delle zeoliti, che presso la Cima della Miniera si trova in splendidi cristalli associati spesso a vesuvianite e calcite azzurra; si tratta di esemplari tra i più rappresentativi a livello mondiale per questo minerale.
Non mancate quindi di visitare il 44° Euromineralexpo dal 2 al 4 ottobre per ammirare questa mostra tematica.

MINERALI DELLA PROVINCIA DI REGGIO NELL’EMILIA
Una tematica inedita che si accompagna all’evento della presentazione del libro “Minerali della provincia di Reggio Emilia” (autori: Maurizio Scacchetti, Omar Bartoli, Danilo Bersani, Angela Laurora, Stefano Lugli, Daniele Malferrari e Lorenzo Valeriani), che avverrà nella giornata di sabato 3 ottobre presso lo stand AMI (Associazione Micromineralogica Italiana) a EUROMINERALEXPO.
Quella di Reggio Emilia è una provincia inaspettatamente ricca di novità mineralogiche, soprattutto grazie alle ultime ricerche svolte per la realizzazione del presente volume. Oltre alle note presenze di datolite di Campotrera, dai colori bianco, rosa e rosso, e di quarzi neri dei gessi triassici della val Secchia, il reggiano riserva sorprese mineralogiche, come quelle legate alle varie mineralizzazioni a solfuri metallici presenti nelle arenarie dell’alto appennino (greenockite/hawleyite, emimorfite, auricalcite, witherite, ecc.). Scoprirà le meno frequenti presenze mineralogiche delle varie litologie ofiolitiche (vaesite, millerite, jamborite, annabergite), ed anche le più note cristallizzazioni in septarie o in gessi messiniani, per un totale di 57 specie mineralogiche.
Molte di queste specie saranno esposte in 5 vetrine, articolate e suddivise in base alla giacitura in cui si presentano i minerali, proprio come descritte nel libro, presentando un’esposizione inedita di quello che è la mineralogia Reggiana e di come si è evoluta in questi ultimi anni.

LE MINIERE: DAL MEDIO EVO ALL’ERA MODERNA

Tutti i collezionisti di minerali almeno una volta nella loro vita sono entrati in una galleria di miniera per effettuare la ricerca di qualche campione da aggiungere alla propria collezione e nell’esplorazione hanno sicuramente visto l’opera dei minatori che in precedenza vi avevano lavorato.
Ad Euromineralexpo si è voluto ricreare un piccolo percorso storico di come nei secoli le miniere si sono sviluppate ed evolute. Le varie ambientazioni vogliono far capire come lo sfruttamento minerario e la vita di chi lavorava all’interno sia stata dura e il modo di estrazione cambiato nel corso dei secoli.
Ci sarà una riproduzione di miniera di epoca medioevale con gli strumenti di lavoro ed estrazione utilizzati fino ad arrivare agli strumenti e galleria degli anni 60 e 70.
I minerali sono serviti e servono allo sviluppo della nostra civiltà, senza di essi non avremmo nulla di quello che oggi possediamo e utilizziamo e l’ambientazione della storia mineraria vuole fare riflettere su quanto lavoro, fatica e rischi ha comportato e comporta l’estrazione di tutti i minerali.

“LA BELLA ADDORMENTATA”

LA COMPAGNIA DEL GIOIELLO presenta una nuova avvincente Tematica sul Filone “Miti, Fiabe e Leggende”, ispirandosi quest’anno al romanticismo, l’avventura e la magia de “LA BELLA ADDORMENTATA”.
Sfondi Illustrati, pergamene narrative, eleganti allestimenti di velluto e radici decorative, faranno da scenario a nuove creazioni di gioielli in pezzi unici e con bellissimi cristalli, forgiati dalle mani di artisti e ispirati alla bella Principessa Aurora, la potente strega Malefica, le bizzarre fate e l’epica lotta fra il principe ed il drago, nel contesto del sognante Regno incantato.

LA PIRAMIDOLOGIA

Per la seconda volta ad Euromineralexpo ci sarà uno spazio dedicato alle discipline olistiche e nell'ambito delle cure alternative verrà trattato il tema della piramidologia che riveste un ruolo particolarmente importante. La piramide in scala con le proporzioni di quella di Cheope, ha la particolarità di dare benessere e riequilibrare le nostre parti in squilibrio. Queste sensazioni le potrete provare alla mostra Euromineralexpo di Torino dove sarà a disposizione per prove gratuite una piramide di 2 metri di grandezza.

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